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Capitolo 7: Quello che c'era nella chiavetta — Parte 1

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Capitolo 7 di 39
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Rachele l’aveva organizzata come un fascicolo. Cartelle numerate, date, nomi.

Denunce da tre province diverse. In ognuna, una donna chiamata Veronica Sarti.

Uomini diversi. Storie diverse. Sempre lo stesso schema.

Li conosceva. Li incantava. Diventava la risposta a ogni loro problema. Li sposava. E poi, lentamente, con pazienza chirurgica, svuotava i conti, si infilava tra loro e i parenti, allontanava i figli.

E quando finalmente capivano, se ne andava lasciando macerie. A volte con un’accusa infondata pronta all’uso. A volte con un segreto da minacciare. Sempre senza pagare niente.

Una delle denunce parlava di un bambino di sette anni. Veronica lo aveva convinto che suo padre non lo volesse più. Quando l’uomo se lo era ripreso in casa, il figlio non lo chiamava nemmeno più papà.

Alzai gli occhi dallo schermo.

Sofia era seduta sul letto e colorava un quaderno, completamente ignara di quanto poco fosse mancato.

Poi trovai le mail. Tra Veronica e un certo Marco. Le prime risalivano a prima del nostro fidanzamento.

Marco: Ci sta cascando?
Veronica: In pieno. È convinto che io sia una specie di angelo.
Marco: E la bambina?
Veronica: Rompe. Ma serve. Alla piccola penso dopo.
Marco: Non correre.
Veronica: Tranquillo. L’ho già fatto dieci volte.

Chiusi gli occhi.

Quella donna l’avevo portata io in questa casa. Nella vita di Sofia. Le avevo dato le chiavi, un posto a tavola, la buonanotte.

Bussarono alla porta della camera.

«Daniele?»

Fece cenno a Sofia di stare zitta.

«Dobbiamo parlare. Stai esagerando. Lasciami spiegare.»

Non risposi.

«So che sei lì dentro. E so che hai trovato quello che ha lasciato Rachele. Ma pensaci bene.»

La voce cambiò. Più bassa. Più fredda.

«Se provi a buttarmi fuori, io combatto. Racconto a tutti che maltratti tua figlia. E ti assicuro che non la vedi più. Ci siamo capiti?»

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